CHE COS’E’ WRITEFULNESS?

E’ l’unione di due termini: write + fulness. Una parola che unisce la scrittura e la pienezza. La pienezza della scrittura, in presenza e consapevolezza, dedicandosi al qui e ora, uscendo fuori dagli schemi, dalle strutture, dalla progettazione del testo. Scrivere liberamente, con la pancia, di getto, a mano, senza paletti, senza mai fermarsi, ascoltando ogni centimetro
di sé, andando verso l’interno e non verso l’esterno. Non per forza scrivere per comunicare. E’ un’estremizzazione della cosiddetta “scrittura libera”.
Writefulness nasce da un blocco dello scrittore che mi ha tenuto ferma per anni. Grazie alla meditazione, al non giudizio, alla consapevolezza applicata giorno dopo giorno alla scrittura, mi sono riappropriata del piacere di scrivere e dei giochi che da esso possono nascere. Se è vero che la vita è un gioco serio, anche la scrittura lo è. Il mio scopo è adesso condividere questa mia esperienza, ricordando agli scrittori professionisti che lo hanno dimenticato il piacere puro dello scrivere e farlo conoscere anche a chi magari non riesce a tirare fuori tutto ciò che di meraviglioso e terribile ha dentro di sé. Così nascono le storie, in fondo.
Scrittura e meditazione esistono da millenni, quindi writefulness non è una vera e propria invenzione. È un esperimento continuo, che ha come fulcro il piacere della scrittura e la consapevolezza. La scrittura come mezzo e non come fine. Il superamento della scrittura performativa. Writefulness ha un solo scopo, se così si può dire: viversi.

Da dove nasce l’idea di Writefulness?

Torniamo un po’ indietro nel tempo.

Nell’estate del 2018 ho trovato su uno scaffale della Feltrinelli un manuale di scrittura creativa dal titolo “Scrivere zen”. L’autrice è Natalie Goldberg, scrittrice, editor e buddista zen. Essendo io un’appassionata sia di scrittura che di meditazione zen, non potevo che acquistarlo e divorarlo. L’unione della scrittura e della consapevolezza del qui e ora, era proprio quello di cui avevo bisogno! Da tempo non riuscivo più a scrivere prosa senza giudicarmi continuamente, nella forma, nella costruzione della struttura e nello stile. Quella lettura mi ha letteralmente sbloccato!

Man mano che leggevo il manuale e lo mettevo in pratica, immaginavo nuovi esercizi, tematiche e stimolazioni interne ed esterne da applicare su me stessa e perché no, su chi aveva difficoltà a “raccontarsi”, a scrivere per il gusto di scrivere tutto quello che prova come se fosse un modo di deframmentare il cervello e ascoltare la pancia, scoprendo magari cose di sé che non avrebbe mai immaginato. Conoscersi, insomma, in una maniera creativa; oppure, al contrario, creare utilizzando la migliore fonte di emozioni e storie che abbiamo: noi stessi e la conoscenza profonda del nostro essere.

E un giorno ho sentito nascere in me una semplice domanda:

Da qui nasce Writefulness. Scrittura consapevole, che assapora l’attimo nell’esatto momento in cui si sta consumando. Per iniziare, ho voluto dedicare il laboratorio prima di tutto ai nostri 5 sensi, quelli ordinari, più il sesto senso; e anche stimolare i partecipanti per dare voce alle situazioni e alle emozioni più difficili e intense da vivere: l’abbandono, la morte, l’amore, l’odio.

Il primo laboratorio a vedere la luce è stato “Scrittura estrema”. Concepito per essere una palestra di confronto con noi stessi e con il nostro universo emotivo e narrativo. Vuole mettere l’accento sull’urgenza della scrittura e sulla sua motivazione. Perché scriviamo? La scrittura è un mezzo, non un fine. A nessuno dei  partecipanti viene chiesto di “scrivere bene”.  A nessuno dei partecipanti viene chiesto di leggere o condividere quanto scritto. Non è necessario avere alcuna base o aver sostenuto precedentemente un corso classico di scrittura creativa o di alcun tipo.

Durante il laboratorio io non assumo il ruolo di insegnante. In questo laboratorio nessuno insegna niente a nessuno. Piuttosto a ciascuno di noi è data l’opportunità di imparare qualcosa, da sé o dagli altri.

Non è prevista una correzione o una revisione degli scritti. Il loro valore è momentaneo e impermanente, come la vita e come quello che succede dentro e fuori di noi. Tutto passa. Come i pensieri. E anche quello che scriviamo, nel momento in cui lo scriviamo, è già passato.

L’approccio alla scrittura è rozzo, violento, scomodo, eversivo, dalle modalità di scrittura agli argomenti proposti. Si scrive a mano, in silenzio assoluto, e la prima parte del laboratorio è dedicata a escludere uno dei sensi fondamentali per scrivere: la vista.

Poi è arrivato “Scrivere luoghi”

Durante questo laboratorio, che unisce scrittura libera creativa e geografia affettiva i partecipanti vengono invitati a scrivere un brano in qualsiasi forma: flusso di coscienza, breve racconto, poesia, memoire. Ciò che conta è che scrivano quello che il luogo in cui si trovano suggerisce loro, stabilendo così con quel particolare sito un legame e un’affezione data dall’esperienza e dalla presenza.
Scrivere di un luogo e su un luogo è un modo di godere del luogo stesso, e di conoscerlo a fondo.
Anche in questo caso la redazione degli scritti viene eseguita a mano, con carta e penna. È fondamentale che sia un’azione fisica che impegni non solo la mente, ma anche il corpo.

Se volete saperne di più o volete organizzare nella vostra città un laboratorio Writefulness di “Scrittura Estrema” o “Scrivere Luoghi” contattatemi tramite il form sottostante: